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L'equo compenso è un diritto per tutti

“Il diritto  all’equo  compenso  va  riconosciuto  a  tutti  i  due  milioni  e trecentomila  professionisti  ordinistici  e  non  solo  ad  una  categoria  professionale.”  Gli Organismi  di  rappresentanza  che  raggruppano  gli  Ordini  Professionali  italiani  commentano  così  lo  stallo  esistente  in Commissione Bilancio del Senato alle prese con l’analisi di emendamenti e  subemendamenti  al  decreto  fiscale.  Marina  Calderone  (Comitato Unitario  delle  Professioni  -CUP) e Armando Zambrano (Rete delle Professioni  Tecniche -RPT) invitano il Legislatore a ben ponderare le scelte delle prossime ore. “Non si possono creare livelli diversi di tutele tra lavoratori  autonomi  che  hanno  le  medesime  esigenze  e  gli  stessi diritti. Anzi, l’equo compenso andrebbe esteso anche alle professioni non ordinistiche.  In ballo c’è il destino  di  centinaia  di  migliaia  di  giovani professionisti  che  non  possono  accettare  di  vedere  assegnate  tutele  a pochi privilegiati. I professionisti devono essere tutti tutelati soprattutto da una Pubblica  Amministrazione  che  addirittura,  in  qualche  caso,  ritiene possibile  pretendere  prestazioni  professionali  ad  un  euro,  istituendo l’economia dell’immaginario. E più il soggetto è debole e più va tutelato. Per  questo  poniamo  grande  attenzione  sulle  prossime  scelte  della Commissione Bilancio del Senato, che determineranno lo spartiacque tra chi  ha  a  cuore  la  sorte  di  oltre  due  milioni  di  lavoratori  autonomi  e  chi invece  no”.  Sul  tema  peraltro  è  in  fase  di avanzata organizzazione una  grande  Manifestazione,  che  vedrà  il  prossimo 30  novembre raggiungere Roma i gruppi dirigenti territoriali di tutti gli Ordini Professionali Italiani che -assieme ai Consigli Nazionali e alle altre componenti del sistema ordinistico,   ma  anche  di  molte  organizzazioni  ed  associazioni  non ordinistiche-,  chiederanno  rispetto  per  il  ruolo  sociale  delle  professioni, fondamentale per garantire prestazioni di qualità a tutela principalmente dei loro committenti, pubblici e privati.

“Inviteremo  a  partecipare  tutti  i  partiti  e  il  Governo - confermano i presidenti  Calderone  e  Zambrano - in modo da capire chi intende seriamente sostenere, in questo scorcio finale di legislatura, fattivamente e seriamente i diritti dei professionisti, a tutela in realtà degli interessi del Paese,  che  ha  bisogno  di  una  classe  professionale  competente  e rispettata.  L’equo  compenso  è  necessario  anche  per  dare  riferimenti  ai cittadini, che cosi saprebbero orientarsi nel corrispettivo economico della prestazione  professionale.  Purtroppo  notiamo  che - a fronte di gravosi obblighi  ed  impegni  che  la  legge  ci  impone  e  che  rispettiamo  con l’esborso di notevoli costi - non esiste un giusto riconoscimento del nostro qualificato  lavoro.  E  tutti  gli  oltre  due  milioni  di  nostri  iscritti  sapranno apprezzare  chi  sosterrà  il  riconoscimento  di  un  diritto  più  volte  violato. Senza le professioni il Paese non cresce e non migliora”.

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