Primo Piano

 

Lo scorso 1 luglio si è tenuta in Senato l’audizione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri presso le commissioni decima (Industria, commercio e territorio) e tredicesima (Territorio, ambiente, beni ambientali) nell’ambito dell’esame del disegno di legge A.S.1541.

“Pur esprimendo un giudizio complessivamente positivo sul provvedimento – ha commentato Armando Zambrato, Presidente del CNI – abbiamo manifestato tutti i nostri dubbi e le perplessità in merito a due questioni molto importanti  relative agli interventi per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e le misure atte alla riduzione del rischio idrogrologico”.

“Sulla prima – ha proseguito Zambrano - abbiamo messo in evidenza soprattutto il rischio che il decreto interministeriale resti inattuato. Quanto al tema del rischio idrogeologico, esso può diventare l’occasione per l’applicazione di un nuovo modello operativo che preveda il superamento della confusione tra le fasi di progettazione e di costruzione e in cui ciascun attore – amministrazione, professionista e impresa – reciti il proprio ruolo all’insegna dell’efficienza, della concorrenza e della creatività”.

A proposito degli interventi urgenti per l’efficientamento energetico degli edifici scolastici e universitari pubblici, i rappresentanti del CNI hanno fatto presente come l’effettività della disposizione sia subordinata all’emazione di un decreto interministeriale. Visto che centinaia di altri decreti attuativi sono ancora in attesa di emanazione, il rischio è che il provvedimento non veda la luce in tempi ragionevoli e risulti, di conseguenza, inefficace. Altro elemento critico è quello relativo alla disposizione secondo la quale il miglioramento del parametro di efficienza energetica possa essere certificato esclusivamente da un organismo tecnico terzo “individuato col decreto di cui al comma 8”. Gli ingegneri trovano questa disposizione poco chiara e lesiva della concorrenza, dal momento che la garanzia di terzietà della certificazione può essere garantita da qualunque professionista abilitato non coinvolto nelle fasi antecedenti di progettazione, direzione dei lavori e collaudo.

Quanto alle misure straordinarie atte a mitigare il rischio idrogeologico, nel ricordare le cifre che fotografano il problema e dopo aver sottoposto le stime del Centro Studi del CNI in merito alle necessità di investimento per garantire una corretta prevenzione, gli ingegneri hanno affermato che il provvedimento del Governo va nella giusta direzione, contestandone però le modalità operative. In particolare, hanno fatto riferimento alla confusione tra le attività di progettazione e di costruzione, soprattutto per quanto riguarda le risorse da assegnare. I rappresentanti del CNI hanno sostenuto che la separazione delle attività di progettazione da quelle dicostruzione produce, potenzialmente, la migliore qualità del progetto e la massima capacità direzionale della stazione appaltante. Per attuare le corrette misure finalizzate a ridurre il rischio idrogeologico, secondo gli ingegneri, è necessario seguire il seguente modello: amministrazioni efficienti e qualificate, che operano nelle delicate fasi della pianificazione e del controllo; professionisti che progettano liberando idee attivate nell’ambito di una concorrenza sul piano della creatività e dell’innovazione anche nella produzione del progetto; imprese che costruiscono competendo tra loro in termini di organizzazione, management, sicurezza e innovazione tecnologica. Il tutto premiando i progetti che utilizzano metodiche innovative e che impieghino i giovani. Infine, quanto all’appalto integrato, esso dovrebbe essere utilizzato solo in casi giustificati da particolari necessità tecnologiche. La regola generale deve essere quella di affidare i lavori sulla base del progetto esecutivo. In ogni caso devono essere inserite regole che tutelino i professionisti – progettisti, imponendo il pagamento dei corrispettivi a loro dovuti direttamente alle stazioni appaltanti.

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